Zona Valdemone

VI Giornata Nazionale dello Spreco Alimentare: Rotaract Club Messina Peloro

 Dal 2014 ad oggi la Giornata Nazionale di Prevenzione dello spreco alimentare è l’occasione per sensibilizzare su una questione centrale del nostro tempo anche attraverso la diffusione dei nuovi dati da parte dell’ Osservatorio nazionale Waste Watcher fondato dal bolognese prof. Andrea Segrè animatore della campagna Spreco Zero e consulente dei 19 distretti del Rotary che sostengono l’iniziativa su tutto il territorio nazionale.

Il 5 febbraio in Italia saranno molti i convegni e gli incontri animati da associazioni, docenti, economisti  accompagnati da testimonial come Altan, Neri Marcorè, Giobbe Covatta.
Il Rotary ha sposato l’iniziativa con un progetto che vede coinvolti in Sicilia oltre 50.000 scolari degli istituti comprensivi (ultimi anni della scuola primaria e i primi due delle scuole medie) di cui oltre 7.000 nella provincia di Messina grazie all’impegno dei club della provincia coordinati dal delegato distrettuale dott. Francesco Ragonese past-president del Rotary Club Messina Peloro . A tutti è stato distribuito un opuscolo illustrativo che i docenti, nell’ambito delle loro iniziative, potranno utilizzare per promuovere l’attenzione su un problema scarsamente conosciuto dalle loro famiglie.
Il Rotary ha scelto di agire sulle nuove generazioni, per  far conoscere la gravità e la dimensione del fenomeno,  con un progetto di sensibilizzazione e di contrasto dello spreco che parta dalla scuola nella convinzione che le azioni contro lo spreco alimentare potranno essere efficaci se passano attraverso l’educazione scolastica, capace di stimolare e promuovere un reale cambiamento culturale nelle nuove generazioni. 
Al fine di ampliare la diffusione del tema all’intera cittadinanza il Rotaract Messina Peloro, presieduto da Aurelio Spartà,  ha deciso di affiancare il Rotary distribuendo nel territorio cittadino un poster illustrativo per raggiungere quanti più soggetti possibili e dare un significativo contributo alla conoscenza e alla soluzione del fenomeno.
Ma cos’è lo spreco e CHE COSA SPRECHIAMO?
Il termine spreco è definito come l’insieme di quei prodotti alimentari che hanno perso valore commerciale e che vengono scartati dalla catena agroalimentare, ma che potrebbero essere ancora destinati al consumo umano.
Si tratta di prodotti perfettamente utilizzabili, ma non più vendibili, e che sono destinati a essere eliminati e smaltiti, in assenza di un possibile uso alternativo. I prodotti così classificati perdono le caratteristiche di “merce”, ma non quelle di “alimento”, quindi sono prodotti invenduti ma non invendibili. 
 
Lo spreco alimentare è un problema planetario che non può essere sottaciuto né ignorato e rappresenta uno dei tanti paradossi del mondo contemporaneo a causa della dimensione che ha raggiunto. Un dato sorprende sopra ogni altro: il 42% dello spreco avviene a livello domestico.
 
Ogni anno, nel mondo, vengono sprecati circa 1,3 miliardi di tonnellate di cibo di cui l’80% ancora consumabile.
Di questo miliardo, 222 milioni sono le tonnellate di cibo che vengono sprecate nei Paesi industrializzati: una cifra che, da sola, sarebbe sufficiente a sfamare l’intera popolazione dell’Africa Subsahariana.
Uno spreco inaccettabile soprattutto se si considera che nel mondo milioni di persone soffrono la fame e che tutto il cibo sprecato basterebbe a sfamare circa 2 miliardi di persone al mondo.
In Europa si sprecano, in media, circa 180 kg di cibo pro-capite all’anno. Il triste primato dello spreco è rappresentato dall’Olanda con 579 Kg pro-capite l’anno, mentre il Paese più virtuoso risulta essere la Grecia con i suoi 44Kg pro-capite l’anno. 
 
Con i suoi 149 kg pro-capite l’anno, l’Italia si piazza circa a metà strada tra i due esempi appena citati, complice la crisi economica globale che sembra aver ridotto lo spreco alimentare addirittura del 57% spingendo gli italiani ad approcciare alla spesa in modo più razionale ed oculato.
L’Osservatorio sugli sprechi ha rilevato che tra i prodotti più sprecati a livello domestico in Italia, si trovano i prodotti ortofrutticoli (17%), pesce (15%), pasta e pane (28%) uova (29%) carne (30%) e latticini (32%). 
Tradotto in termini di costi abbiamo una perdita di circa 450 euro l’anno a famiglia. 
Secondo la Coldiretti la totalità del cibo che finisce nella pattumiera servirebbe a sfamare 44 milioni di persone.
Connessi agli sprechi alimentari ci sono sprechi “diretti” della filiera (industria alimentare e grande distribuzione organizzata) e sprechi “indiretti” (fertilizzanti, fitosanitari, energia, acqua).
Lo spreco alimentare ha conseguenze non solo etiche, economiche, sociali ma anche sanitarie e ambientali, dal momento che le enormi quantità di cibo non consumato contribuiscono fortemente al riscaldamento globale e alle carenze idriche.
Per ogni kg di cibo si emettono in media 4,5 kg di CO2: ne consegue che le 89 milioni di tonnellate di cibo sprecate in Europa producono 170 milioni di tonnellate di CO2eq l’anno.
 
Il cibo sprecato ogni anno nel mondo è responsabile dell’immissione in atmosfera di circa 3,3 miliardi di tonnellate di CO2 equivalente (CO2eq).
Se lo spreco alimentare fosse un paese, sarebbe il terzo emettitore mondiale dopo USA e Cina. 
 
Oltre alla CO2, enormi quantità d’acqua sono necessarie a produrre il cibo che mangiamo ogni giorno. In particolare, la produzione di carne necessita di una quantità di acqua maggiore rispetto ad altre produzioni vegetali.
Per ottenere un chilo di mele sono necessari 820 litri, per un kg di mais 1.220 litri di acqua, per un chilo di riso 2.500 litri, per un chilo di pollo 4.300 litri, per un chilo di maiale 5.990 litri e per un chilo manzo ben 15.500 litri di acqua.
 
Il quantitativo di acqua richiesto per produrre il cibo che viene sprecato ogni anno nel mondo è pari a circa 250.000 miliardi di litri. Un quantitativo sufficiente per soddisfare i consumi domestici di acqua di una città come New York per i prossimi 120 anni.
 
Un problema enorme con ricadute economico-sociali di cui tutti dovremmo prendere maggiore conoscenza e soprattutto maggiore coscienza. 
 
Aurelio Spartà