Zona Aetna

Passeggiata Agatina promossa dal Rotaract Catania Etna Centenario e FAI Giovani di Catania

È stato necessario predisporre ben due turni, la mattina dello scorso 13 aprile, per consentire a tuti coloro che si erano prenotati di partecipare a “Sulle tracce di Sant’Agata”, visita guidata nei luoghi più significativi del culto agatino, promossa dal Rotaract Catania Etna Centenario insieme al Gruppo Giovani catanese del FAI (Fondo per l’Ambiente Italiano), associazione impegnata da oltre 40 anni nella promozione e nel recupero delle nostre bellezze architettoniche, naturali e paesaggistiche.

Entrambi i tour, della durata di circa due ore e mezza, hanno avuto inizio dalle tre Chiese del Martirio, così chiamate perché erette in corrispondenza di altrettanti luoghi in cui, secondo la tradizione, la Santa fu chiamata a testimoniare la propria fede.

Prima tappa è stata la chiesa di Sant’Agata la Vetere, eretta già nel 264 per volontà dell’allora vescovo Everio. I visitatori, partendo dall’edificio attuale, successivo al rovinoso terremoto del 1693, si sono immersi in un affascinante viaggio nei livelli sotterranei, fino a raggiungere le cripte cimiteriali ed i resti più antichi. Grande attenzione ha suscitato la lapide posta, nel 1752, a segnare il punto in cui ad Agata vennero strappati i seni, nell’antico palazzo di Quinziano.

Attraverso un passaggio interno, i gruppi hanno poi avuto accesso alla vicina chiesa di Sant’Agata al Carcere, così chiamata perché innalzata sulle rovine – pare – delle antiche prigioni romane. Al suo interno, sono state oggetto di una lunga sosta e di numerose domande la cella in cui Agata sarebbe stata rinchiusa, nonché la lastra di pietra che ne avrebbe impresse le orme.

A seguire, nella limitrofa chiesa di San Biagio, detta anche Sant’Agata alla Fornace, è stato possibile sostare sul punto in cui la giovane fu sottoposta al supplizio dei carboni ardenti. Non a caso il luogo, corrispondente al cortile del crudele governatore, si trova nelle immediate vicinanze dell’anfiteatro romano, in cui persero la vita numerosi cristiani e di cui, durante la vita, i visitatori hanno, altresì, potuto ammirare alcuni scorci sconosciuti alla maggior parte dei turisti.

Dopo una piacevole passeggiata tra gli stupendi palazzi nobiliari che si affacciano lungo Via Etnea, su Piazza dell’Università e su Piazza dell’Elefante, i visitatori hanno avuto il privilegio di ammirare da vicino il fercolo all’interno del quale viene portato in processione il busto reliquiario della Santa, nonché di accedere alla terrazza panoramica del Museo Diocesano, partner ufficiale dell’iniziativa. Ciò ha consentito loro di godere dello spettacolo di Catania dall’alto, dagli archi ferroviari che corrono lungo la costa alla maestosa vetta innevata del Vulcano, passando per gli innumerevoli monumenti, edifici storici, mercati rionali e giardini che impreziosiscono il centro storico.

I fondi raccolti saranno usati per finanziare un unico progetto di utilità sociale, tra i molteplici che il Club Rotaract ed il Fai Giovani stanno già vagliando e che sarà, comunque, debitamente divulgato nei prossimi giorni.

«Anche se eravamo certi dello spessore della nostra iniziativa e della competenza dei nostri partner, l’enorme attrattiva che essa ha manifestato, anche nei confronti di numerosi amici non rotaractiani e semplici turisti, ci ha piacevolmente sorpreso», ha confessato, al termine della manifestazione, il presidente del Rotaract Catania Etna Centenario, Andrea Olivo. «Anche per questa ragione, desidero ringraziare di cuore la Capogruppo del Fai Giovani di Catania, Silvia Majorana, oltre alla sua Vice, Martina Palumbo, che con le sue dotte spiegazioni ha saputo rendere il nostro itinerario tra Storia, Arte e Fede affascinante e denso di interesse».

«A nome mio personale e di tutti i miei consoci – gli ha fatto eco la capogruppo Majorana – desidero esprimere vivo apprezzamento per l’ottima riuscita di un’iniziativa che mirava non solo a far sì che i cittadini guardassero con occhi nuovi ad alcuni luoghi strettamente connessi al martirio della nostra amata Patrona, ma anche ad avviare una proficua collaborazione tra due importanti associazioni di giovani attivi “nel” e “per” il territorio. Collaborazione che, visto l’ottimo esordio, tutti noi auspichiamo possa perpetuarsi nel tempo».

IGNAZIO SPADARO